defibrillatore aperto

Partiamo da un punto: tutti possono essere colpiti da un arresto cardiaco improvviso.

Fatta nostra questa informazione di base, bisogna però aggiungere che ci sono gruppi di persone che corrono rischi maggiori per età, patologie sofferte, predisposizione genetica. American Heart Association, tra i più autorevoli enti al mondo nello studio delle patologie cardiovascolari, ha constatato che l’arresto cardiaco improvviso è la maggior causa di morte negli Stati Uniti e in Canada; in Italia, ogni anno, miete circa 60.000 vittime.

Solitamente, la morte cardiaca improvvisa è causata da un’aritmia; la più comune è la fibrillazione ventricolare (FV), una condizione in cui gli impulsi elettrici del cuore diventano improvvisamente caotici, causando una mancata coordinazione nella contrazione delle cellule muscolari cardiache. Questa condizione origina mancata funzionalità della pompa cardiaca con conseguente perdita di coscienza, scomparsa dell’attività respiratoria regolare e mancanza di polso. Se la vittima di MCI non viene trattata correttamente nei tempi adeguati (entro tre minuti per una percentuale di sopravvivenza del 75), la morte segue nel giro di pochi minuti.

La defibrillazione è l’unico trattamento efficace contro la fibrillazione ventricolare. In pratica, questa consiste in uno shock elettrico finalizzato a ristabilire il normale ritmo cardiaco dopo un reset completo degli impulsi elettrici del cuore. In un arresto cardiaco testimoniato, senza l’esecuzione delle manovre di rianimazione cardio-polmonare (RCP) le possibilità di sopravvivenza calano del 7-10% ogni minuto fino all’erogazione della prima scarica; se, invece, viene praticata la RCP le chances di sopravvivere si abbassano del 3-4% al minuto. La RCP, se praticata subito, può duplicare o triplicare le possibilità di sopravvivenza fino a quando non verrà erogata la scarica elettrica dal defibrillatore. Alcuni studi quantificano l’utilità del defibrillatore. Partiamo da quello effettuato negli aeroporti di Chicago dove sono stati posizionati i defibrillatori secondo uno schema che prevede la raggiungibilità di un defibrillatore entro 90 secondi di cammino da tutte le aree di transito dei passeggeri. Su 18 casi di arresto cardiaco improvviso, sono 11 le persone sopravvissute alla patologia senza danni neurologici alla dimissione ospedaliera. Le manovre di RCP sono iniziate prima dell’arrivo del defibrillatore nel 94,4% dei 18 casi studiati.  

Un altro esempio di buona prassi nella lotta all’arresto cardiaco improvviso arriva dai casinò statunitensi. Su 148 casi di arresto cardiaco, il 71% (pari a 105 soggetti) ha presentato un ritmo iniziale di fibrillazione ventricolare. Grazie all’intervento dei testimoni che hanno praticato la RCP e utilizzato il defibrillatore, 56 delle 105 persone (53%) sono sopravvissute per poi essere dimesse dall’ospedale. Il tempo della defibrillazione è stato un fattore decisivo. Infatti, quando il primo shock è stato erogato in meno di 3 minuti dal collasso cardiocircolatorio, il tasso di sopravvivenza è stato del 74%; al contrario, è sceso al 49% quando la defibrillazione è stata erogata in un tempo superiore ai 3 minuti dall’episodio.

L’IMPORTANZA DEL DEFIBRILATORE DAL DENTISTA

Grazie all’aumento dell’aspettativa di vita, la pratica odontoiatrica si rivolge con sempre maggior frequenza a pazienti anziani, molto spesso affetti da patologie mediche di vario tipo. Inoltre, sono tante le persone che percepiscono il trattamento odontoiatrico come un motivo di stress e di ansia. Questo fatto, a cui si può aggiungere l’utilizzo di farmaci per anestesie locali o per la sedazione del paziente, ha portato nel tempo ad un aumento del numero di emergenze di tipo cardiaco all’interno dello studio dentistico5. In un momento in cui il cittadino vede aumentare i progetti PAD (public access defibrillation o, in italiano, defibrillazione ad accesso pubblico), grazie al posizionamento di defibrillatori in aeroporti, piazze e strade delle città, scuole, palestre, campi sportivi – giusto per citare esempi significativi e sempre più all’ordine del giorno - è normale che si pretenda lo stesso standard di “protezione cardiaca” anche e soprattutto in uno studio odontoiatrico. Luogo in cui, per di più, c’è presenza di personale sanitario. Il cittadino ha diritto di sentirsi più sicuro. All’interno del Decreto Ministeriale del 18 marzo 2011 in cui si elencano le aree dove è suggerito posizionare i defibrillatori, sono individuati anche i “luoghi in cui si pratica attività sanitaria”.

Lo studio dentistico, dove si effettuano anche manovre invasive e si utilizzano farmaci, può essere considerato a tutti gli effetti uno studio di pratica sanitaria. Quindi, è tra i luoghi sensibili, indicati dallo stesso D.M. di cui sopra, in cui sarebbe opportuno poter contare sulla presenza di un defibrillatore. Questo è un dato legislativo. Dall’altra parte, invece, c’è una potenziale consapevolezza etica: lo studio, infatti, è un posto in cui il fattore tempo gioca a proprio favore. In altre parole, se si verificasse un arresto cardiaco, la persona colpita potrebbe essere soccorsa nel giro di pochi secondi. In alcuni Stati degli USA, luogo da sempre precursore dei tempi, il defibrillatore è già obbligatorio negli studi dentistici. Nella maggior parte degli studi dentistici, sono presenti kit per le emergenze mediche con farmaci e attrezzature per il trattamento avanzato delle vie aeree; purtroppo, però, nella stragrande maggioranza dei casi non c’è ancora un defibrillatore che, di fatto, eroga l’unica terapia possibile contro l’arresto cardiaco improvviso.

Da ricordare che gli attuali defibrillatori, sia quelli installati nei luoghi pubblici che quelli sistemati in aree private, sono strumenti estremamente semplici da utilizzare, in grado di guidare l’utente in ogni istante del soccorso, dalla “A” alla “Z”. I defibrillatori automatici e semiautomatici esterni (DAE) di ultima generazione hanno una voce guida che segue l’utente in tempo reale.

È il defibrillatore a rilevare il ritmo cardiaco del soggetto a cui è attaccato (attraverso gli elettrodi) ed è sempre questo strumento a decidere se sia il caso o meno di erogare lo shock. Questo aspetto “decisionale” da parte dello strumento elettromedicale va sottolineato perché solleva chi utilizza il defibrillatore da ogni responsabilità legale8. Da queste poche premesse, si capisce chiaramente perché il defibrillatore sia passato dall’essere una possibilità allo status di necessità.

La domanda è: “volete poter salvare una vita?”.

Bibliografia. 1. J.A. Pieren, C.C. Gadbury-Amyot, D.P. Kandray, C.J. Van Ness, T. Villalpando Mitchell. The Attitudes of Ohio Dentists and Dental Hygienists Regarding the Use of Automated External Defibrillators in the Dental Setting – A Follow-Up Study. J Dent Hyg. 2013 Jun;87(3):158-68. 2. G.F. Villa, V. Minoretti, A. Pagliosa et al. Impactof OHCA in Lombardy Region: analysis of data collected by the Emergency Medical Services (EMS) Registry 2014.www.researchgate.net 3. Nolan et al. “European Resuscitation Council Guidelines for Resuscitation 2010: Executive Summary”. Resuscitation. 2010 Oct; 81(10):1219-76. doi: 10.1016/j.resuscitation.2010.08.021. 4. R. A. Winkle, The Effectiveness and Cost Effectiveness of Public-Access Defibrillation. Clin Cardiol, 33: 396–399. doi:10.1002/clc.20790. 5. D.P. Kandray, J.A. Pieren, R.W. Benner. Attitudes of Ohio Dentists and Dental Hygienists on the Use of Automated External Defibrillators. J Dent Educ. 2007 Apr;71(4):480-6. 6. Ministero della Salute – DM 18 Marzo 2011, Determinazione dei criteri e delle modalità di diffusione dei defibrillatori automatici esterni di cui all’articolo 2, comma 46, della legge n. 191/2009 7. D.P. Kandray, J.A. Pieren, R.W. Benner. Attitudes of Ohio Dentists and Dental Hygienists on the Use of Automated External Defibrillators. J Dent Educ. 2007 Apr;71 (4):480-6. 8. Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano, Accordo 27 Febbraio 2003, GU Serie Generale n.71 del 26-3-2003